Salina di Cervia
Archivio news

Parco della Salina di Cervia srl
via Salara Statale, 6
48015 Cervia (RA)
P.IVA 02112170390

tel. 0544.971765
fax 0544.978016

email: info@salinadicervia.it

web design: Wafer

Archivio news

Cervia, antica città del Sale

07/02/2007

Il territorio di Cervia in epoca etrusca e romana

Gli studi sull'evoluzione della linea di costa evidenziano che circa 6000 anni fa, al termine dell'era glaciale, la linea di riva del mare giungesse nei pressi dell'attuale Statale Adriatica, lungo una linea detta "delle ghiaie", oggi interessata da attività estrattive. Da quel momento iniziò un lento, ma graduale avanzamento della spiaggia verso le posizioni occupate attualmente. Già durante il periodo etrusco e romano cominciarono a formarsi fasci di dune fra la riva e l'entroterra, anche se dell'origine etrusca e romana delle saline non esiste alcuna documentazione. Si può solo ritenere che la zona presentasse condizioni ambientali e climatiche estremamente favorevoli alla formazione del sale. Gli ampi spazi vallivi formatisi fra le dune costiere e le zone pianeggianti argillose retrostanti ben si prestavano ad una formazione naturale del sale, specie in coincidenza di periodi di siccità, secondo semplice evaporazione di chiari di acqua salata, prodotti dal mare.

L'antica Ficocle

Prima di Cervia era Ficocle, da cui Cervia trasse origine. La prima documentazione storica su Ficocle risale al 501 dell'era cristiana. Negli atti del Terzo Sinodo, convocato da Papa Simmaco in quell'anno, si documenta la presenza, fra i vescovi partecipanti, di Geronzio, vescovo di Ficocle. Il fatto che, fra la fine del 400 e l'inizio del 500 d.C., Ficocle fosse una Diocesi Vescovile, evidenzia l'importanza che questa realtà ricopriva, in un'epoca in cui, con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, la crisi economica e demografica, sconvolgeva la pianura padana e il territorio andava incontro a gravi fenomeni di degrado. Fra le ipotesi che gli storici avanzano, circa il riconoscimento di Ficocle a Diocesi Vescovile, vi è quella riconducibile al ruolo di centro organizzativo e amministrativo della produzione del sale. Un'altra ipotesi ne evidenzia l'importanza collegata alla navigazione dentro la laguna, a conferma della rilevanza che i collegamenti per via d'acqua assumono a partire dall'età tardo antica, quando la crisi economica e demografica rese difficile mantenere in efficienza la rete stradale ereditata all'età romana. Una terza ipotesi prospetta la creazione della Diocesi Ficoclense da parte di Roma per contrastare il potere di Ravenna e per il contenimento dell'infiltrazione dell'arianesimo ostrogoto, che aveva fatto di questa città la capitale e il principale centro d'irradiazione. Anche l'esatta ubicazione dell'antica Ficocle, in assenza di prove documentali, vede gli storici avanzare solo delle ipotesi. Sembra probabile che il primitivo insediamento debba essere identificato nell'area più sud-orientale del Lacus Ficoclensis, cioè nell'area oggi denominata Prato della Rosa.

Le Saline Cervesi attorno al X Secolo

Fra il VI e l'IX secolo fu introdotta l'ultima grande innovazione tecnologica nella produzione del sale marino fino al XX secolo. Invece di incanalare l'acqua di mare in un unico lago, più o meno artificiale, per poi chiuderlo e aspettare che il sole e il vento facesse evaporare l'acqua, i produttori di sale pensarono di costruire una serie di laghi o bacini comunicanti. Il primo, un grande serbatoio aperto, era dotati di un sistema di pompe e chiuse che, quando l'acqua di mare raggiungeva un grado di salinità più elevato, la trasferivano dal primo lago al secondo. Qui l'acqua evaporava ulteriormente facendosi sempre più densa; dopo di che veniva trasferita al lago seguente. Al tempo stesso, nel primo lago veniva introdotta altra acqua di mare, di modo che ci fosse sempre una certa quantità d'acqua salata fresca. Quando l'acqua di mare raggiungeva una densità sufficiente, attorno ai 27 gradi Baumè, partendo dai 3 gradi dell'acqua di mare, il sale precipitava in cristalli che ricadevano sul fondo del lago, dove erano poi raccolti. In un lago, che sfrutti solo il calore del sole, può passare anche un anno prima che l'acqua di mare raggiunga la giusta densità. Con il nuovo metodo, man mano che il sale precipita, viene raccolto e messo al riparo da eventuali piogge. Questo nuovo metodo, secondo alcuni studiosi messo a punto dai cinesi nel V secolo, diffondendosi in breve tempo in tutto il Mediterraneo, consentendo così un forte sviluppo della produzione di sale marino nei secoli successivi. Anche Ficocle, verso la fine del primo millennio, adottò questa innovazione; lo testimonia la prima vera fonte documentale relativa alle saline cervesi, che risale al 24 Febbraio 965 d.C. Se le saline di Cervia si svilupparono solo verso la fine del X secolo, ciò è dovuto a due fattori politici dell'epoca: lo stresso legame che da allora si instaura fra il territorio cervese e gli interessi dell'Arcivescovo di Ravenna (a cui la Diocesi Ficoclense viene sottoposta) e la contemporanea decadenza della salina di Comacchio, distrutta dai veneziani nel 932 d.C. per annientare la concorrenza dei mercanti comacchiesi sui mercati del sale dell'area padana. Per un certo periodo di tempo, i due maggiori produttori di sale della regione furono il Comune di Venezia e l'Arcivescovo di Ravenna, che controllavano rispettivamente le saline di Chioggia e quelle di Cervia. Da allora Ficocle-Cervia, fin quasi ai giorni nostri, si identifica con le sue saline ed esiste principalmente in funzione di esse. Lo stesso nome "Cervia" che nei secoli dopo il Mille a poco a poco sostituisce il più antico Ficocle, potrebbe derivare da acervus=mucchio, nel nostro caso mucchi di sale. Così, il graduale affermarsi del nuovo nome potrebbe segnalare l'inizio della nuova fortuna salifera.

Da Cervia Vecchia a Cervia Nuova

Per circa sette secoli di storia di Cervia è costellata di continue contese per il controllo del suo preziosissimo tesoro: l'oro bianco! Senza mai riuscire ad essere abbastanza forte per diventare indipendente e godere della ricchezza prodotta. Già nel secolo XIII il cardinale Enrico da Susa, reggitore della Romagna per conto del papa, affermava: "Plus habemus de Cervia parvula quam de tota Romandiola" ("Ricaviamo più dalla piccola Cervia che da tutta la Romagna"). Si comprende facilmente il perché, dall'iniziale competizione per il controllo di Cervia fra la Curia Romana, che aveva promosso la Diocesi Ficoclense, e la Chiesa di Ravenna, si passò alle aspre contese con i vicini Comuni di Forlì, Cesena, Ravenna, Venezia, Bologna. Poi il controllo passò alle Signorie dei Colonna, dei Da Polenta, dei Malatesta, degli Sforza, della Santa Sede e di nuovo tornò sotto i veneziani finchè questi, sconfitti dall'esercito della Lega di Cambrai nel 1509, non dovettero cedere anche Cervia e le sue saline allo stato Pontificio, che in modo, quasi continuativo (tranne nella parentesi napoleonica e quello che seguì) le manterrà sotto il suo controllo fino all'Unità d'Italia (1860). Ma com'era, come si viveva a Cervia Vecchis e perché venne deciso di demolirla, smontandola pezzo dopo pezzo per trasferirla dove si trova attualmente? Una ricostruzione a posteriori di Cervia Vecchia è quella elaborata dal canonico Pietro Senni (1716-1801). Se ne ricava che la città era circondata da un fossato (fassa circondaria) e da un bastione non molto alto, che serviva da muro alla città, che si apriva ai quattro ingressi: l'arrivo dal canale che collegava, la "strada che va a Cesena", la "strada pubblica che va a Castiglioni" (e da qui a Ravenna) e la "strada del Cesenatico". Tre porte si aprivano in corrispondenza di queste strade, quella verso Castiglione era chiamata la "Porta della Neve". Dalle strade principali derivavano strade secondarie, che formavano isolati quadrati detti "contrade": quella di Sant'Agostino, di Val D'Oca, di Gata Marcia, la Lunetta, e strade di Bel Vedere e di San Francesco. Una strada "pubblica" non indicata col nome, immetteva "nella strada che va a Cesena"; infine c'era una "strada rimota". Le contrade racchiudevano le case, spazi verdi, orti e giardini. C'era una piazza con il Palazzo Pubblico, due Magazzini del Sale, la Cattedrale, Chiese e Conventi e la Rocca. La mappa illustrata dal Senni, oltre a edifici vari, elenca i nomi dei proprietari delle singole abitazioni e ci dice che "in tutto gli abitatori della città erano 569". Esistono numerose attestazioni, nei vari secoli, delle condizioni ambientali poco salubri in cui gli abitanti di Cervia Vecchia erano costretti a vivere essendo zona paludosa. Ciò provocava lo spopolamento e l'indebolimento della forza lavoro, mentre le fortune del commercio del sale richiedevano sempre più prodotto. A quell'epoca, la Camera Apostolica concedeva le saline in appalto al Tesoriere di Romagna, con il compito di regolare la produzione, lo smercio, di pagare i salinai e i proprietari dei vari fondi saliferi. Un tesoriere che si distinse in modo particolare in queste operazioni, dal 1683 al 1707, fu il conte Michelangelo Maffei, che fece costruire trenta nuove saline, erigere all'imboccatura del porto una torre per la difesa degli abitanti e che, infine, indusse la Camera Apostolica a demolire la vecchia Cervia, posta in messo alle saline, senza possibilità di espansione e presso malsane paludi, per ricostruirla più vicino al mare, dove attualmente si trova. Finalmente, il 9 Novembre 1697, papa Innocenzo XII firmò l'atto con cui si accoglievano le ripetute suppliche della cittadinanza cervese per riedificare Cervia più vicino al mare, fuori da contesto delle saline. Il 24 Gennaio 1698 fu posta la prima pietra di Cervia Nuova, in uno dei bastioni dell'attuale quadrilatero delle Case dei Salinari. Si dava così inizio ad uno dei pochi casi di demolizione e ricostruzione ex novo di una città in un altro luogo: Cervia è stata e rimane un raro ed importante esempio di "Città Fondata.

Cervia Nuova

Cervia Nuova fu costruita in un'epoca in cui non esisteva più la paura dei continui assalti nemici per il controllo della città, poiché essa faceva parte, ormai da tempo, dello stabile e rassicurante Stato Pontificio. Tuttavia, l'architetto Girolamo Caccia la progettò facendo chiaro riferimento alla città ideale militare di cultura rinascimentale derivante dallo schema del castrum (fortezza) romano. La forma rigidamente quadrata delle città militare viene però svuotata della sua funzione primaria di difesa, inserendo le abitazioni nella cinta muraria e i servizi civili nei quattro bastioni. Cervia Nuova è, quindi un esempio di urbanistica legata a funzioni produttive, che si collega alle città ideali rinascimentali, ma che precorre anche le utopie illuministe. Cervia ha saputo conquistare, soprattutto negli ultimi anni, importanti e prestigiosi riconoscimenti legati alla salvaguardia dell'ambiente, posizionandosi tra i primi posti in diverse classifiche mirate alla tutela del territorio. In particolare, negli ultimi anni, l'Unione Europea ha assegnato alla città la "Bandiera Blu", che premia le località che sanno coniugare una purezza assoluta del mare con una offerta turistica di prima qualità. Anche nel 2005 è arrivata, puntualmente, la decima "Bandiera Blu", la settimana consecutiva.

[Torna indietro]